20 maggio 2019

La presentazione di due libri dedicati alla polizia nell'Italia dell'Ottocento


Giovedì 23 maggio 2019, alle ore 15,00 nella Sala del Refettorio della Biblioteca di Area umanistica in Piazza Bellini 60, Napoli si svolgerà il seminario “Tra sorveglianza e sicurezza. La polizia nell’Italia dell’Ottocento”, in occasione della pubblicazione di due volumi. Il primo è di Simona Mori ed è dedicato alla polizia e alla statualità nel primo Ottocento ed è edito da Rubbettino; il secondo è di Laura Di Fiore ed è dedicato alla polizia politica e agli agenti segreti nell’Ottocento borbonico.

L’iniziativa fa parte del ciclo dei Libri di storia, promosso dal Dipartimento di studi umanistici dell’Università degli studi di Napoli Federico II e in questa occasione anche dal Comitato di Napoli dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano.


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21 marzo 2019

Il profilo biografico di un sindaco meridionale

 
 

Il 1 aprile 2019, presso la Società napoletana di storia patria, si presenta il volume di Donato Sarno che ripercorre la vicenda di Beniamino Cimini, ultimo sindaco del Regno delle Due Sicilie e primo sindaco del Regno d'Italia nella Maiori dell'Ottocento. Il programma del pomeriggio prevede i saluti di Renata De Lorenzo e gli interventi di Roberta D'Ovidio e Annunziata Berrino.

Insegnare il Risorgimento, una proposta dal Comitato di Padova


 
Il Comitato padovano dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano intende organizzare nel prossimo mese di ottobre (24-25 ottobre 2019) un convegno dal titolo ‘Insegnare il Risorgimento’, per un approfondimento sul piano storico, ma anche per un’analisi della situazione attuale, in relazione, appunto, allo studio della storia risorgimentale.

Esso sarà articolato in una sezione di ricostruzione scientifica e in una sezione più propriamente didattica, alla quale è collegata il presente Call for paper rivolto a insegnanti e Istituzioni che operano nel settore della public history.
Vista l’importanza della più ampia circolazione dell'iniziativa, la scadenza del cfp è prorogata al 7 aprile 2019.
Liviana Gazzetta

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4 febbraio 2019

CFR "Il 1820-1821 Rivoluzione globale" - Un seminario di ricerca promosso per ottobre 2019


Il Comitato di Napoli dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, in collaborazione con il Dipartimento di studi umanistici dell’Università degli studi di Napoli Federico II, con l’Università degli studi di Salerno e con la Società napoletana di storia patria, lancia il call for paper “1820-1821 Rivoluzione globale. Seminario di ricerche in corso”, che si svolgerà nelle sedi di Napoli e di Salerno nell’ottobre del 2019.
La scadenza per l’invio delle proposte è fissata al 15 maggio 2019.
Qui di seguito il call for paper in lingua italiana, inglese e spagnola
 
 

24 gennaio 2019

La vita avventurosa di un mazziniano “pentito”: le “Memorie politiche di Felice Orsini scritte da lui medesimo per la gioventù italiana”


 


A Napoleone III, Imperatore dei francesi, dalla prigione di Mazas, 14 febbraio 1858.
 
Le deposizioni ch’io feci contro me medesimo in questo processo politico, mosso in occasione dell’attentato del 14 gennaio, sono sufficienti per mandarmi a morte; e la soffrirò senza domandar grazia, si perché io non mi umilierò giammai dinanzi a colui, che uccise la libertà nascente dell’infelice mia patria, e si perché nello stato, in cui mi trovo, la morte è per me un benefizio. Presso alla fine della mia carriera, io voglio nondimeno tentare un ultimo sforzo, per venire in soccorso all’Italia, la cui indipendenza mi fece fino a quest’oggi sfidare tutti i pericoli, affrontare tutti i sacrifizi. Essa fu l’oggetto costante di tutte le mie affezioni; ed è quest’ultimo pensiero, ch’io voglio deporre nelle parole che rivolgo a Vostra Maestà.
Per mantenere l’equilibrio presente dell’Europa, è d’uopo rendere l’Italia indipendente, o restringere le catene, sotto di cui l’Austria la tiene in servaggio. Domando io forse per la sua liberazione, che il sangue dei Francesi si sparga per gl'italiani? No, io non vado fin là. L’Italia domanda, che la Francia non intervenga contro di lei; domanda alla Francia che non permetta all’Alemagna di sostenere l’Austria nelle lotte, che stanno forse tra breve per impegnarsi. Ora è appunto ciò, che Vostra Maestà può fare, quando voglia. Da questa volontà dipendono il benessere o le sciagure della mia patria, la vita o la morte di una nazione, a cui l’Europa va in gran parte debitrice della sua civiltà.
Tale è la preghiera, che dal mio carcere oso dirigere a Vostra Maestà, non disperando che la mia debole voce sia intesa. Io scongiuro Vostra Maestà di rendere alla mia patria l’indipendenza, che i suoi figli hanno perduta nel 1849, per colpa appunto dei Francesi. Vostra Maestà si ricordi, che gl’italiani, tra i quali era mio padre, versarono con gioia il loro sangue per Napoleone il Grande, dovunque piacque a lui di guidarli; si ricordi, che gli furono fedeli sino alla sua caduta; si ricordi, che la tranquillità dell’Europa e quella di Vostra Maestà saranno una chimera, fintantoché l’Italia non sarà indipendente. V. M. non respinga la voce suprema di un patriota sui gradini del patibolo: liberi la mia patria; e le benedizioni di 25 milioni di cittadini lo seguiteranno nella posterità. 



Felice Orsini (1819-1858), patriota romagnolo, morì giustiziato a Parigi quattro settimane dopo aver scritto questa lettera-testamento a Napoleone III.

Il 14 gennaio del 1858 l'Orsini aveva infatti compiuto un attentato, fallito, all’Imperatore francese, al quale non aveva mai perdonato la caduta della Repubblica Romana del 1849 di cui egli era stato, al fianco del Mazzini, uno dei protagonisti.
Una vendetta covata per quasi dieci anni; un progetto, quello di eliminare Napoleone III - che Orsini considerava il principale responsabile della fine del sogno repubblicano - preparato dal patriota senza l’aiuto di Giuseppe Mazzini, dal quale si allontanò per insanabili divergenze politiche.
Tuttavia, proprio perché fallì miseramente, l’attentato all’Imperatore francese contribuì, in un certo senso, alla causa italiana. Le parole dell’Orsini infatti, divenute famose grazie alla pubblicazione della lettera, pochi mesi dopo spinsero Napoleone III e il conte di Cavour verso i famosi accordi di Plombières. Insomma, un destino crudele quello del patriota e rivoluzionario romagnolo, che morì senza sapere di aver avuto il merito, grazie alla sua “penna”, di spingere i francesi a schierarsi al fianco del Piemonte nella seconda guerra d’indipendenza italiana.

La figura dell’Orsini è oggi nota proprio per il tentativo di attentato a Napoleone III, nonché per l’arma utilizzata e da lui inventata: le famose bombe all’Orsini, piene di chiodi e frammenti di metallo che rendevano questi ordigni decisamente “adatti” agli attentati di stampo terroristico-rivoluzionario.
Molto meno conosciute sono invece le sue Memorie politiche, che videro le stampe per la prima volta nel 1858. L’opera era apparsa in prima edizione l’anno precedente, in una versione inglese decisamente più scarna e meno interessante rispetto a quella italiana. Quest’ultima fu infatti radicalmente rivista e ampliata dall’autore. Più azzeccato invece fu il titolo dell’edizione stampata a Edimburgo con i tipi di T. Constable: Memoirs and adventure of Felice Orsini”. Quella dell’Orsini fu infatti una vita decisamente avventurosa, travagliata e ricca di “colpi di scena”.

Ci sono alcuni libri che rapiscono il lettore, che lo prendono in ostaggio. Per gli amanti della memorialistica, soprattutto carceraria, questo è il caso! Il libro del rivoluzionario romagnolo è avvincente, scritto con uno stile piacevole. Un tessuto narrativo pensato con cura. Una lettura affascinante e mai banale, che scorre tra ricordi autobiografici e accadimenti di interesse storico-politico. Appassionanti i capitoli dedicati alla rocambolesca fuga dell’autore dal carcere austriaco di San Giorgio a Mantova, dove venne rinchiuso dopo l’arresto in Ungheria avvenuto nel dicembre del ’54. L’evasione da una fortezza che rappresentava il simbolo della potenza austriaca nel Lombardo-Veneto, dove peraltro trovarono il capestro in quegli stessi anni i martiri di Belfiore, fece grande scalpore all’epoca.
La prima edizione italiana dell’opera andò alle stampe a Torino nel 1858, con i tipi di Degiorgis. Il libro vide poi innumerevoli edizioni successive, tutte aumentate da una interessantissima appendice di Ausonio Franchi (pseudonimo di Cristoforo Bonavino, noto scrittore e teologo genovese).

La ristampa è oggi acquistabile presso i principali online store e disponibile sul web anche in versione gratuita per la lettura. Buona lettura,  
Cristiano Morucci