4 febbraio 2019

CFR "Il 1820-1821 Rivoluzione globale" - Un seminario di ricerca promosso per ottobre 2019


Il Comitato di Napoli dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, in collaborazione con il Dipartimento di studi umanistici dell’Università degli studi di Napoli Federico II, con l’Università degli studi di Salerno e con la Società napoletana di storia patria, lancia il call for paper “1820-1821 Rivoluzione globale. Seminario di ricerche in corso”, che si svolgerà nelle sedi di Napoli e di Salerno nell’ottobre del 2019.
La scadenza per l’invio delle proposte è fissata al 15 maggio 2019.
Qui di seguito il call for paper in lingua italiana, inglese e spagnola
 
 

24 gennaio 2019

La vita avventurosa di un mazziniano “pentito”: le “Memorie politiche di Felice Orsini scritte da lui medesimo per la gioventù italiana”


 


A Napoleone III, Imperatore dei francesi, dalla prigione di Mazas, 14 febbraio 1858.
 
Le deposizioni ch’io feci contro me medesimo in questo processo politico, mosso in occasione dell’attentato del 14 gennaio, sono sufficienti per mandarmi a morte; e la soffrirò senza domandar grazia, si perché io non mi umilierò giammai dinanzi a colui, che uccise la libertà nascente dell’infelice mia patria, e si perché nello stato, in cui mi trovo, la morte è per me un benefizio. Presso alla fine della mia carriera, io voglio nondimeno tentare un ultimo sforzo, per venire in soccorso all’Italia, la cui indipendenza mi fece fino a quest’oggi sfidare tutti i pericoli, affrontare tutti i sacrifizi. Essa fu l’oggetto costante di tutte le mie affezioni; ed è quest’ultimo pensiero, ch’io voglio deporre nelle parole che rivolgo a Vostra Maestà.
Per mantenere l’equilibrio presente dell’Europa, è d’uopo rendere l’Italia indipendente, o restringere le catene, sotto di cui l’Austria la tiene in servaggio. Domando io forse per la sua liberazione, che il sangue dei Francesi si sparga per gl'italiani? No, io non vado fin là. L’Italia domanda, che la Francia non intervenga contro di lei; domanda alla Francia che non permetta all’Alemagna di sostenere l’Austria nelle lotte, che stanno forse tra breve per impegnarsi. Ora è appunto ciò, che Vostra Maestà può fare, quando voglia. Da questa volontà dipendono il benessere o le sciagure della mia patria, la vita o la morte di una nazione, a cui l’Europa va in gran parte debitrice della sua civiltà.
Tale è la preghiera, che dal mio carcere oso dirigere a Vostra Maestà, non disperando che la mia debole voce sia intesa. Io scongiuro Vostra Maestà di rendere alla mia patria l’indipendenza, che i suoi figli hanno perduta nel 1849, per colpa appunto dei Francesi. Vostra Maestà si ricordi, che gl’italiani, tra i quali era mio padre, versarono con gioia il loro sangue per Napoleone il Grande, dovunque piacque a lui di guidarli; si ricordi, che gli furono fedeli sino alla sua caduta; si ricordi, che la tranquillità dell’Europa e quella di Vostra Maestà saranno una chimera, fintantoché l’Italia non sarà indipendente. V. M. non respinga la voce suprema di un patriota sui gradini del patibolo: liberi la mia patria; e le benedizioni di 25 milioni di cittadini lo seguiteranno nella posterità. 



Felice Orsini (1819-1858), patriota romagnolo, morì giustiziato a Parigi quattro settimane dopo aver scritto questa lettera-testamento a Napoleone III.

Il 14 gennaio del 1858 l'Orsini aveva infatti compiuto un attentato, fallito, all’Imperatore francese, al quale non aveva mai perdonato la caduta della Repubblica Romana del 1849 di cui egli era stato, al fianco del Mazzini, uno dei protagonisti.
Una vendetta covata per quasi dieci anni; un progetto, quello di eliminare Napoleone III - che Orsini considerava il principale responsabile della fine del sogno repubblicano - preparato dal patriota senza l’aiuto di Giuseppe Mazzini, dal quale si allontanò per insanabili divergenze politiche.
Tuttavia, proprio perché fallì miseramente, l’attentato all’Imperatore francese contribuì, in un certo senso, alla causa italiana. Le parole dell’Orsini infatti, divenute famose grazie alla pubblicazione della lettera, pochi mesi dopo spinsero Napoleone III e il conte di Cavour verso i famosi accordi di Plombières. Insomma, un destino crudele quello del patriota e rivoluzionario romagnolo, che morì senza sapere di aver avuto il merito, grazie alla sua “penna”, di spingere i francesi a schierarsi al fianco del Piemonte nella seconda guerra d’indipendenza italiana.

La figura dell’Orsini è oggi nota proprio per il tentativo di attentato a Napoleone III, nonché per l’arma utilizzata e da lui inventata: le famose bombe all’Orsini, piene di chiodi e frammenti di metallo che rendevano questi ordigni decisamente “adatti” agli attentati di stampo terroristico-rivoluzionario.
Molto meno conosciute sono invece le sue Memorie politiche, che videro le stampe per la prima volta nel 1858. L’opera era apparsa in prima edizione l’anno precedente, in una versione inglese decisamente più scarna e meno interessante rispetto a quella italiana. Quest’ultima fu infatti radicalmente rivista e ampliata dall’autore. Più azzeccato invece fu il titolo dell’edizione stampata a Edimburgo con i tipi di T. Constable: Memoirs and adventure of Felice Orsini”. Quella dell’Orsini fu infatti una vita decisamente avventurosa, travagliata e ricca di “colpi di scena”.

Ci sono alcuni libri che rapiscono il lettore, che lo prendono in ostaggio. Per gli amanti della memorialistica, soprattutto carceraria, questo è il caso! Il libro del rivoluzionario romagnolo è avvincente, scritto con uno stile piacevole. Un tessuto narrativo pensato con cura. Una lettura affascinante e mai banale, che scorre tra ricordi autobiografici e accadimenti di interesse storico-politico. Appassionanti i capitoli dedicati alla rocambolesca fuga dell’autore dal carcere austriaco di San Giorgio a Mantova, dove venne rinchiuso dopo l’arresto in Ungheria avvenuto nel dicembre del ’54. L’evasione da una fortezza che rappresentava il simbolo della potenza austriaca nel Lombardo-Veneto, dove peraltro trovarono il capestro in quegli stessi anni i martiri di Belfiore, fece grande scalpore all’epoca.
La prima edizione italiana dell’opera andò alle stampe a Torino nel 1858, con i tipi di Degiorgis. Il libro vide poi innumerevoli edizioni successive, tutte aumentate da una interessantissima appendice di Ausonio Franchi (pseudonimo di Cristoforo Bonavino, noto scrittore e teologo genovese).

La ristampa è oggi acquistabile presso i principali online store e disponibile sul web anche in versione gratuita per la lettura. Buona lettura,  
Cristiano Morucci

10 gennaio 2019

Idrologia e turismo negli anni del Risorgimento: incontri a Ischia con i giovani liceali


Il Comitato di Napoli dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano aderisce a un progetto didattico del Liceo statale di Ischia dedicato alla storia del termalismo. I giovani delle ultime classi liceali approfondiscono una figura di primo piano dell'idrologia e della cultura termale italiana, Plinio Schivardi, autore della celebre Guida descrittiva e medica alle acque minerali e ai bagni d'Italia del 1869. L'incontro approfondisce la diffusione della cultura dell'idrologia e della balneazione nel primo Ottocento nel contesto dell'Italia risorgimentale, quando medici e politici di fede liberale compresero l'importanza di garantire l'accesso alle cure e a fasce quanto più ampie di popolazione. 

4 novembre 2018

Gruppo di ricerca di Storia del turismo


Il 19 giugno 2018 il Direttivo del Comitato di Napoli dell'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano ha formalmente costituito  il “Gruppo di ricerca di Storia del turismo”.
Ne fanno parte studiosi e studiose che fin dal 2008 ricercano e pubblicano sui temi della storia del turismo, grazie a progetti di ricerca finanziati dalla Regione Campania, dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e in collaborazione con l'Università degli studi di Napoli Federico II.
Il Gruppo di ricerca di Storia del turismo pubblica "Storia del turismo. Annale" (Franco Angeli editore) ed ha organizzato numerosi seminari e convegni internazionali.

Campo di ricerca: Storia del turismo

Principali oggetti di ricerca:

1. Questioni teoriche e interpretative dei viaggi e soggiorni di fine Settecento e primo Ottocento;

2. L’evoluzione del turismo dalla metà dell’Ottocento a tutto il XXI secolo.

3. Le politiche turistiche e i divari di sviluppo nelle regioni turistiche mediterranee nel Novecento.

Principali obiettivi del Gruppo di ricerca:

1. Promozione di scambi tra studenti e accademici le cui ricerche esplorano le varie dimensioni della storia del turismo, anche attraverso traduzioni.
2. Sostegno a giovani ricercatori per sviluppare i loro studi nel campo della storia del turismo.
3. Individuazione e valorizzazione di fondi bibliografici e documentari relativi alla storia del turismo.
Componenti:
Annunziata Berrino, Renata De Lorenzo, Patrizia Battilani, Gilles Bertrand, Rossana Bonadei, Alfredo Buccaro, Andrea Leonardi, Marco Meriggi, Anna Maria Rao, Antonio Sereno, Laurent Tissot, Ewa Kawamura, Andrea Zanini, Eric G.E. Zuelow, Carlos Larrinaga.

Invito alla lettura. Le "impressioni e ricordi" di Grazia Pierantoni Mancini


“Cesarina, la mia piccola sorella, è morta fra le mie braccia…Ho voluto lavarla…ricomporla io stessa: parve addormentata appena le ebbi chiusi per sempre i grandi occhi cerulei. I capelli finissimi le formavano attorno al visetto bianco una cornice di oro pallido…Mia madre già prima della fine era stata condotta altrove…: poverina, innanzi i trent’anni ha messo al mondo dieci figli e questa è la quarta bambina che le vien tolta dalla morte…”.

Cominciano così le memorie di Grazia Pierantoni Mancini (1841-1915), con il cuore, in punta di piedi. Inizia così il suo piacevolissimo diario, con il ricordo della sorellina di due anni, la cui morte lasciò una ferita insanabile nell’anima della scrittrice.
Prima figlia di Pasquale Stanislao Mancini e Laura Beatrice Oliva, Grazia, all’età di otto anni, si trasferì da Napoli a Torino, per raggiungere il papà, esule nella capitale piemontese a seguito delle persecuzioni della polizia borbonica dopo i moti rivoluzionari del ’48. Grazina, come la chiamava il padre, con un linguaggio semplice e accattivante ripercorre, in un intreccio ben congeniato di memorie storiche e ricordi autobiografici, le complesse vicende di uno dei decenni più affascinanti dell’Ottocento (1856 -1864).
Stanislao Mancini, che diventerà figura di spicco della politica italiana di fine secolo, all’epoca illustre professore di Diritto Internazionale, sempre pronto a combattere le battaglie per il sogno unitario, era in quegli anni una figura di riferimento per tutti gli esuli napoletani a Torino. Casa Mancini era così un vero e proprio luogo di ritrovo, di aggregazione: un salotto culturale e politico dove la scrittrice ebbe modo di conoscere e frequentare molti protagonisti del nostro Risorgimento. Uomini come Carlo Poerio, Silvio Spaventa e Luigi Settembrini, che per l’acerba poetessa rappresentavano “…eroi sconosciuti da romanzo, e li amavo e veneravo come si adorano i santi”.  A Torino Grazia frequentò l’Istituto femminile Elliot, dove ebbe la fortuna di conoscere e diventare allieva di Francesco De Sanctis, con cui mantenne anche un rapporto epistolare, dopo l’esilio forzato che costrinse il “suo” professore a Zurigo.
Un libro testimonianza quello della Mancini in cui, tra le pagine, è possibile respirare l’atmosfera di quel periodo e cogliere i sentimenti, le profonde emozioni che albergavano in chi ebbe la fortuna di vivere in quegli anni.  Uno spaccato di vita del nostro Risorgimento, in cui vicende famigliari e aneddoti storici si fondono con sorprendente armonia; una scrittura piacevolmente timida, da cui tuttavia traspare tutto l’orgoglio e la nostalgia dell’autrice per gli anni della sua giovinezza, ricchi di passione e di ideali, vissuti intensamente, con profonda partecipazione dalla scrittrice.
Grazia Pierantoni-Mancini, nello scrivere quest’opera, sembra abbia seguito i consigli del suo illustre professore:

“ …ho letto i tuoi versi, ….un’anima nobile scrive non per aver fama ed onori; scrive per dovere, per esercitare le sue facoltà; scrive per bisogno, per dare uscita alle sue forze rigogliose.”

Il libro uscì in prima edizione a puntate nella rivista “Nuova Antologia”, tra il febbraio e l’agosto del 1907, con il titolo “Giornale di una giovinetta”. L’opera andò poi alle stampe nella versione definitiva l’anno successivo (Milano, L.F. Cogliati, 1908); la ristampa è oggi acquistabile presso i principali online store.

Buona lettura. 
Cristiano Morucci.