6 settembre 2018

Un ammiraglio tra sconfitte e rivincite morali del nostro Risorgimento


... prudenza e audacia Ammiraglio, siamo alla crisi. Faccia quanto può per far scoppiare il moto in Napoli prima dellarrivo di Garibaldi, se poi questi arriva prima di questo, prenda senza esitazione il comando di tutte le forze navali tanto del continente quanto della Sicilia; andando daccordo col Generale; ma anche senza il suo consenso se ciò è necessario....

Camillo Benso, Conte di Cavour

 
Tra i tanti personaggi parzialmente sottovalutati dai libri di storia, che hanno invece lasciato la loro impronta, più o meno profonda, sul sentiero che ha portato lItalia a realizzare il sogno risorgimentale, ce n’è uno che va considerato a tutti gli effetti il braccio disteso di Cavour sul Mediterraneo durante tutta la campagna contro il Borbone del 1860: l'Ammiraglio Carlo Pellion di Persano (1806-1883), noto soprattutto per aver partecipato, come comandante in capo della flotta regia durante la terza guerra d’indipendenza, alla disastrosa sconfitta che la marina del Regno dItalia subì a Lissa nel luglio del 1866 contro la Kriegsmarine, la marina da guerra dellImpero austriaco.
Persano invece viene solo marginalmente legato alla rivoluzione siciliana e all'epopea garibaldina del 60, laddove ebbe indiscutibilmente un ruolo di primo piano dopo la partenza dei garibaldini dallo scoglio di Quarto.

Dopo la battaglia di Lissa, Persano, allora Senatore del Regno dItalia, venne accusato per la clamorosa debacle subita dalla flotta italiana nellAdriatico, tanto da essere condannato, nel gennaio del 1867, dallAlta Corte di Giustizia, non solo alla perdita del grado e delle decorazioni ma anche a quella della pensione. Si trattò naturalmente anche di un grave danno economico e di immagine per lex Ammiraglio, tenendo conto del fatto che non fu né lunico né il principale responsabile della sconfitta! Non è necessario dunque essere troppo maliziosi per supporre che il pessimo trattamento e lassoluta irriconoscenza subiti lo spinsero a pubblicare, pochi anni dopo, il suo interessantissimo diario, nel quale rivela molti dei retroscena delle trame cavouriane e dellazione dei Comitati dOrdine e dAzione a Napoli nellestate del 60.

Le rivelazioni del comandante vercellese portano infatti alla luce molti particolari della strategia messa in campo ai danni di Francesco II da parte del conte di Cavour che, con la complicità di alcuni personaggi di corte molto vicini allignaro Re di Napoli, tentò di conquistare la capitale meridionale prima dellarrivo di Garibaldi e del suo esercito di volontari. Persano decise di rendere pubblico il suo diario solo in seguito alla pubblicazione degli scritti di Agostino Bertani e dellepistolario di Giuseppe La Farina, sostenendo - in un tentativo alquanto maldestro di giustificare la sua opera - che non avrebbe potuto fare diversamente: insomma, le sue memorie erano scritte non per vendetta, ma come atto dovuto verso la Storia. Tuttavia la verità è un po diversa: lAmmiraglio volle ripagare con la stessa moneta un Paese che lo aveva messo alla porta senza pensarci due volte, irriconoscente dei servigi da lui resi alla patria.

Il diario di Carlo Pellion di Persano è dunque unopera certamente priva di particolare valore stilistico, scritta in modo semplice, diretto, essenziale, ma che riveste un'importanza documentaria fondamentale:una lettura da non perdere per gli appassionati del nostro Risorgimento.
 
Il libro venne pubblicato per la prima volta nel 1870. Ledizione definitiva, rivista e ampliata dallautore, uscì dieci anni più tardi (Torino, Roux e Favale 1880).


La ristampa è oggi acquistabile presso i principali online store, e disponibile sul web anche in versione gratuita per la lettura.

Buona lettura, Cristiano Morucci
 






Testimoni del Risorgimento: invito alla lettura

"Testimoni del Risorgimento: invito alla lettura" è una nuova sezione del sito del Comitato di Napoli dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, proposta e curata dal socio Cristiano Morucci. Un invito alla lettura delle testimonianze pubblicate da quanti, uomini e donne, hanno vissuto il Risorgimento italiano; un invito a ripercorrere vicende umane e accadimenti di quei decenni; un invito a riascoltare le voci di quel tempo, lasciando in silenzio il vociare recente di interpretazioni parziali e infondate.

1 agosto 2018

La Rassegna storica del Risorgimento

E' stato pubblicato l'ultimo numero della Rassegna storica del Risorgimento, anno CIV, fascicolo II, luglio-dicembre 2017.

Edito da Rubbettino, La Rassegna storica del Risorgimento si presenta con una nuova veste grafica.
Gli autori dell'ultimo numero: Antonio D'Alessandri, Giuseppe Clemente, Matteo Aiani, Francesco Sanna, Guido Pescosolido, Jean-Yves Frétigné, Mario Casella, Rudolf Dinu.

22 luglio 2018

Gli invisibili. Un libro sulla polizia e gli agenti segreti nell'Ottocento borbonico



Laura Di Fiore, ricercatrice in Storia delle istituzioni politiche presso l'Università Federico II di Napoli e socia di questo Comitato di Napoli dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, pubblica un volume dedicato alla polizia politica e agli agenti segreti nell'Ottocento borbonico. Il volume, edito nella collana Clio-Saggi di scienze storiche, archeologiche e storico-artistiche dell'ateneo federiciano, apre uno spaccato sulla natura e i limiti del potere di polizia tra la Restaurazione e gli eventi del 1848.






19 luglio 2018

Le "impressioni e ricordi" di Grazia Pierantoni Mancini


“Cesarina, la mia piccola sorella, è morta fra le mie braccia…Ho voluto lavarla…ricomporla io stessa: parve addormentata appena le ebbi chiusi per sempre i grandi occhi cerulei. I capelli finissimi le formavano attorno al visetto bianco una cornice di oro pallido…Mia madre già prima della fine era stata condotta altrove…: poverina, innanzi i trent’anni ha messo al mondo dieci figli e questa è la quarta bambina che le vien tolta dalla morte…”.

Cominciano così le memorie di Grazia Pierantoni Mancini (1841-1915), con il cuore, in punta di piedi. Inizia così il suo piacevolissimo diario, con il ricordo della sorellina di due anni, la cui morte lasciò una ferita insanabile nell’anima della scrittrice.
Prima figlia di Pasquale Stanislao Mancini e Laura Beatrice Oliva, Grazia, all’età di otto anni, si trasferì da Napoli a Torino, per raggiungere il papà, esule nella capitale piemontese a seguito delle persecuzioni della polizia borbonica dopo i moti rivoluzionari del ’48. Grazina, come la chiamava il padre, con un linguaggio semplice e accattivante ripercorre, in un intreccio ben congeniato di memorie storiche e ricordi autobiografici, le complesse vicende di uno dei decenni più affascinanti dell’Ottocento (1856 -1864).
Stanislao Mancini, che diventerà figura di spicco della politica italiana di fine secolo, all’epoca illustre professore di Diritto Internazionale, sempre pronto a combattere le battaglie per il sogno unitario, era in quegli anni una figura di riferimento per tutti gli esuli napoletani a Torino. Casa Mancini era così un vero e proprio luogo di ritrovo, di aggregazione: un salotto culturale e politico dove la scrittrice ebbe modo di conoscere e frequentare molti protagonisti del nostro Risorgimento. Uomini come Carlo Poerio, Silvio Spaventa e Luigi Settembrini, che per l’acerba poetessa rappresentavano “…eroi sconosciuti da romanzo, e li amavo e veneravo come si adorano i santi”.  A Torino Grazia frequentò l’Istituto femminile Elliot, dove ebbe la fortuna di conoscere e diventare allieva di Francesco De Sanctis, con cui mantenne anche un rapporto epistolare, dopo l’esilio forzato che costrinse il “suo” professore a Zurigo.
Un libro testimonianza quello della Mancini in cui, tra le pagine, è possibile respirare l’atmosfera di quel periodo e cogliere i sentimenti, le profonde emozioni che albergavano in chi ebbe la fortuna di vivere in quegli anni.  Uno spaccato di vita del nostro Risorgimento, in cui vicende famigliari e aneddoti storici si fondono con sorprendente armonia; una scrittura piacevolmente timida, da cui tuttavia traspare tutto l’orgoglio e la nostalgia dell’autrice per gli anni della sua giovinezza, ricchi di passione e di ideali, vissuti intensamente, con profonda partecipazione dalla scrittrice.
Grazia Pierantoni-Mancini, nello scrivere quest’opera, sembra abbia seguito i consigli del suo illustre professore:

“ …ho letto i tuoi versi, ….un’anima nobile scrive non per aver fama ed onori; scrive per dovere, per esercitare le sue facoltà; scrive per bisogno, per dare uscita alle sue forze rigogliose.”

Il libro uscì in prima edizione a puntate nella rivista “Nuova Antologia”, tra il febbraio e l’agosto del 1907, con il titolo “Giornale di una giovinetta”. L’opera andò poi alle stampe nella versione definitiva l’anno successivo (Milano, L.F. Cogliati, 1908); la ristampa è oggi acquistabile presso i principali online store.

Buona lettura. 
Cristiano Morucci.