4 novembre 2018

Gruppo di ricerca di Storia del turismo


Il 19 giugno 2018 il Direttivo del Comitato di Napoli dell'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano ha formalmente costituito  il “Gruppo di ricerca di Storia del turismo”.
Ne fanno parte studiosi e studiose che fin dal 2008 ricercano e pubblicano sui temi della storia del turismo, grazie a progetti di ricerca finanziati dalla Regione Campania, dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e in collaborazione con l'Università degli studi di Napoli Federico II.
Il Gruppo di ricerca di Storia del turismo pubblica "Storia del turismo. Annale" (Franco Angeli editore) ed ha organizzato numerosi seminari e convegni internazionali.

Campo di ricerca: Storia del turismo

Principali oggetti di ricerca:

1. Questioni teoriche e interpretative dei viaggi e soggiorni di fine Settecento e primo Ottocento;

2. L’evoluzione del turismo dalla metà dell’Ottocento a tutto il XXI secolo.

3. Le politiche turistiche e i divari di sviluppo nelle regioni turistiche mediterranee nel Novecento.

Principali obiettivi del Gruppo di ricerca:

1. Promozione di scambi tra studenti e accademici le cui ricerche esplorano le varie dimensioni della storia del turismo, anche attraverso traduzioni.
2. Sostegno a giovani ricercatori per sviluppare i loro studi nel campo della storia del turismo.
3. Individuazione e valorizzazione di fondi bibliografici e documentari relativi alla storia del turismo.
Componenti:
Annunziata Berrino, Renata De Lorenzo, Patrizia Battilani, Gilles Bertrand, Rossana Bonadei, Alfredo Buccaro, Andrea Leonardi, Marco Meriggi, Anna Maria Rao, Antonio Sereno, Laurent Tissot, Ewa Kawamura, Andrea Zanini, Eric G.E. Zuelow, Carlos Larrinaga.

Invito alla lettura. Le "impressioni e ricordi" di Grazia Pierantoni Mancini


“Cesarina, la mia piccola sorella, è morta fra le mie braccia…Ho voluto lavarla…ricomporla io stessa: parve addormentata appena le ebbi chiusi per sempre i grandi occhi cerulei. I capelli finissimi le formavano attorno al visetto bianco una cornice di oro pallido…Mia madre già prima della fine era stata condotta altrove…: poverina, innanzi i trent’anni ha messo al mondo dieci figli e questa è la quarta bambina che le vien tolta dalla morte…”.

Cominciano così le memorie di Grazia Pierantoni Mancini (1841-1915), con il cuore, in punta di piedi. Inizia così il suo piacevolissimo diario, con il ricordo della sorellina di due anni, la cui morte lasciò una ferita insanabile nell’anima della scrittrice.
Prima figlia di Pasquale Stanislao Mancini e Laura Beatrice Oliva, Grazia, all’età di otto anni, si trasferì da Napoli a Torino, per raggiungere il papà, esule nella capitale piemontese a seguito delle persecuzioni della polizia borbonica dopo i moti rivoluzionari del ’48. Grazina, come la chiamava il padre, con un linguaggio semplice e accattivante ripercorre, in un intreccio ben congeniato di memorie storiche e ricordi autobiografici, le complesse vicende di uno dei decenni più affascinanti dell’Ottocento (1856 -1864).
Stanislao Mancini, che diventerà figura di spicco della politica italiana di fine secolo, all’epoca illustre professore di Diritto Internazionale, sempre pronto a combattere le battaglie per il sogno unitario, era in quegli anni una figura di riferimento per tutti gli esuli napoletani a Torino. Casa Mancini era così un vero e proprio luogo di ritrovo, di aggregazione: un salotto culturale e politico dove la scrittrice ebbe modo di conoscere e frequentare molti protagonisti del nostro Risorgimento. Uomini come Carlo Poerio, Silvio Spaventa e Luigi Settembrini, che per l’acerba poetessa rappresentavano “…eroi sconosciuti da romanzo, e li amavo e veneravo come si adorano i santi”.  A Torino Grazia frequentò l’Istituto femminile Elliot, dove ebbe la fortuna di conoscere e diventare allieva di Francesco De Sanctis, con cui mantenne anche un rapporto epistolare, dopo l’esilio forzato che costrinse il “suo” professore a Zurigo.
Un libro testimonianza quello della Mancini in cui, tra le pagine, è possibile respirare l’atmosfera di quel periodo e cogliere i sentimenti, le profonde emozioni che albergavano in chi ebbe la fortuna di vivere in quegli anni.  Uno spaccato di vita del nostro Risorgimento, in cui vicende famigliari e aneddoti storici si fondono con sorprendente armonia; una scrittura piacevolmente timida, da cui tuttavia traspare tutto l’orgoglio e la nostalgia dell’autrice per gli anni della sua giovinezza, ricchi di passione e di ideali, vissuti intensamente, con profonda partecipazione dalla scrittrice.
Grazia Pierantoni-Mancini, nello scrivere quest’opera, sembra abbia seguito i consigli del suo illustre professore:

“ …ho letto i tuoi versi, ….un’anima nobile scrive non per aver fama ed onori; scrive per dovere, per esercitare le sue facoltà; scrive per bisogno, per dare uscita alle sue forze rigogliose.”

Il libro uscì in prima edizione a puntate nella rivista “Nuova Antologia”, tra il febbraio e l’agosto del 1907, con il titolo “Giornale di una giovinetta”. L’opera andò poi alle stampe nella versione definitiva l’anno successivo (Milano, L.F. Cogliati, 1908); la ristampa è oggi acquistabile presso i principali online store.

Buona lettura. 
Cristiano Morucci.

Invito alla lettura. "Memorie e scritti" di Luigi La Vista: quando Napoli piange i suoi martiri!

“…E tra noi sorgeva, ammirato da tutti, da nessuno invidiato, Luigi La Vista. Quando egli leggeva o parlava, i compagni lo ascoltavano quasi con devozione; un silenzio profondo si faceva nella scuola, ed il maestro, immobile sulla cattedra, lo guardava con una compiacenza che non poteva nascondere. La sua parola armoniosa, chiara, eloquente manifestava un intelletto pronto a salire nelle più alte speculazioni della filosofia, innamorato del bello coll’ardore d’un poeta. E la bontà dell’animo suo, che traspariva dagli occhi, dal volto, da tutto, dava ai suoi pensieri un certo affettuoso entusiasmo, che ci rapiva prepotentemente…”



Questo il ritratto di Luigi La Vista (1826–1848) che Pasquale Villari dipinge con singolare maestria nelle pagine della splendida prefazione alle “Memorie e scritti” del suo compagno di scuola. Peraltro, una meravigliosa e interessantissima prefazione di oltre quaranta pagine, da considerarsi a tutti gli effetti un'“opera nell'opera”. Senz’altro meritevole di attenta lettura.

Luigi La Vista morì, poco più che ventenne, il 15 maggio del 1848, in un giorno funesto nella storia di Napoli. Venne ucciso, trucidato, dai mercenari svizzeri al servizio del Borbone, di fronte agli occhi del padre. Luigi, giovane martire della libertà italiana, rappresenta un simbolo, l’emblema del sacrificio che i napoletani hanno offerto alla storia per realizzare il sogno unitario italiano. Napoli sacrificò molti figli per costruire il nostro presente, e non esistono martiri di prima o di seconda classe; tuttavia, esistono uomini la cui morte prematura ha sottratto ai posteri la possibilità di apprezzarne l’intelletto e goderne l'opera. Ed è grazie alla memoria del passato che abbiamo la possibilità di rileggere correttamente il nostro presente.

Luigi La Vista, primo discepolo di Francesco De Sanctis, se non fosse stato defraudato del proprio futuro, sarebbe certamente diventato uno dei più brillanti pensatori e scrittori del nostro Risorgimento; ma Luigi, così scrisse il suo illustre maestro, “…conscio di sua futura grandezza, non dubitò di dare alla patria più che la vita il suo avvenire.” Le pagine di quest’opera, composte dall’autore nei ritagli di tempo, magari tra una lezione e l’altra, ci conducono, tra genio e dolcezza, tra sapienza e sentimenti, nella mente e nel cuore dell’acerbo patriota. Una raccolta di scritti che, pagina dopo pagina, mostra una maturità letteraria e una profondità di pensiero decisamente eccezionali per uno scrittore di soli vent'anni.  

Gli scritti del La Vista, dopo la sua morte, passarono di mano in mano, nascosti dai suoi amici e compagni per paura che la polizia borbonica distruggesse l’ultimo avanzo della sua vittima. Pasquale Villari, in esilio a Firenze, riuscì, molti anni più tardi, a entrarne in possesso e, senza esitazione, si adoperò per raccoglierli, ordinarli e pubblicarli.

Il volume andò alle stampe a Firenze nel 1863, con i tipi Felice Le Monnier.

La ristampa è oggi acquistabile presso i principali online store e disponibile sul web anche in versione gratuita.

Buona lettura,

Cristiano Morucci